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La nuova normativa del "BAIL-IN" e le soluzioni

16 mar 2016

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Dal primo gennaio 2016, tramite i decreti legislativi 180-181 del 16 novembre 2015 è entrato in vigore il meccanismo del "bail-in" (salvataggio interno), un nuovo strumento di risoluzione delle crisi bancarie e degli intermediari finanziari. La nuova regolamentazione prevede che Banca d'Italia possa far ricorso a tale strumento per affrontare queste situazioni intervenendo appunto con il "bail-in", ovvero con lì potere di riduzione, fino potenzialmente all'azzeramento, dei diritti degli azionisti e dei creditori.

La logica delinea interventi su scala gerarchica e sequenziale, prevedendo dunque che chi investe in strumenti finanziari più rischiosi sostenga prima degli altri le eventuali perdite o la conversione di azioni. Azionisti, obbligazionisti (senior e strumenti subordinati), correntisti con liquidità superiore ai 100 mila euro, sono chiamati quindi a coprire progressivamente le passività dell'istituto in crisi, fermo restando la possibilità di intervento del Fondo di risoluzione delle banche per un altro 5% del passivo, qualora le passività soggette a "bai I-in" siano almeno pari all'8%.

Restano esclusi dal coinvolgimento tutte le altre voci del risparmio protette dal sistema di garanzia dei depositi: come i conti correnti sotto i 100 mila euro, le obbligazioni garantite (covered bond), le passività derivanti dalla detenzione di beni della clientela o in virtù di una relazione fiduciaria (il contenuto delle cassette di sicurezza o i titoli e fondi detenuti in un conto deposito).

In caso di bail-in, ai depositi fino a 100.000 euro non succede assolutamente nulla: fino a questa soglia infatti sono da tempo tutelati dai fondi di Garanzia dei Depositi ai quali aderiscono tutte le banche operanti in Italia.

La garanzia riguarda, oltre ai conti correnti, i conti deposito (anche vincolati), i libretti di risparmio, gli assegni circolari e i certificati di deposito nominativi, fino a 100.000 euro per depositante.

I depositi oltre i 100.000 euro non vengono coinvolti automaticamente nel bail-in ma possono esserlo solo nel caso in cui il contributo richiesto agli strumenti più rischiosi (azioni, obbligazioni subordinate, titoli senza garanzia e così via) non fosse sufficiente a risanare la banca.

I decreti scandiscono in modo trasparente la partecipazione dei diversi attori ai salvataggi che finora erano di pertinenza del fondo interbancario statale, e offrono la possibilità di ricorrere a strumenti concreti per garantire la continuità delle funzioni essenziali dell'Istituto in crisi e per ridurre al minimo l'impatto del dissesto sull'economia e sul sistema finanziario.

Alla luce del nuovo scenario normativo un'accurata e corretta conoscenza delle politiche sul capitale della propria banca diventano dunque elementi importanti per valutarne il profilo e l'affidabilità.

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