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Scambi casa madre-stabile organizzazione

09 gen 2017

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È prassi che casa madre e stabile organizzazione utilizzino beni e servizi comuni e che si scambino prestazioni. Si tratta di operazioni che però coinvolgono soggetti fiscalmente residenti in Paesi diversi, pertanto tali scambi possono rilevare anche ai fini IVA. Vediamo nel dettaglio come si deve comportare una casa madre italiana nella gestione di tali rapporti.

PRESTAZIONE DI SERVIZI

Il primo orientamento dell’Amministrazione Finanziaria considerava (art. 7 D.P.R. 633/1972) la stabile organizzazione un soggetto passivo vero e proprio dotata quindi di autonoma soggettività passiva d’imposta, perciò ricorrevano i requisiti sia oggettivi che territoriali che facevano sorgere l’imponibilità delle prestazioni tra stabile organizzazione e casa madre o viceversa, nello specifico (RM 330470 del marzo del 1981) considerava i rapporti tra casa madre e stabile organizzazione come corrispettivi che quindi costituivano la base imponibile delle prestazioni con la conseguente emissione di fattura con addebito d’imposta.

Tale interpretazione era però in palese contrasto con la Direttiva IVA comunitaria, pertanto al fine di adeguare e correggere la posizione italiana (Risoluzione n.81/E del 16.06.2006) l’Amministrazione Finanziaria chiariva che le prestazioni di servizi che intercorrevano tra casa madre e stabile organizzazione e viceversa, sono al di fuori del campo di applicazione dell’imposta sul valore aggiunto.

In particolare si ricorda le massime, più volte espresse, dei giudici comunitari: “un centro di attività stabile, che non sia un ente giuridico distinto dalla società di cui fa parte, stabilito in un altro stato membro e al quale la società fornisce prestazioni di servizi, non deve essere considerato un soggetto passivo in ragione dei costi che gli vengono imputati a fronte di tali prestazioni”. La stabile organizzazione non ha personalità giuridica distinta rispetto alla casa madre perché manca dell’autonomia operativa richiesta dall’art. 9 della Direttiva CE 112 del 2006 che attribuisce la soggettività passiva a chiunque eserciti in modo indipendente un’attività economica, pertanto i servizi non rilevano ai fini IVA.

Inoltre, è stato osservato (sentenza FCE Bank C-210/04) che la stabile organizzazione non svolge un’attività economica in modo completamente dipendente rispetto alla casa madre, dal momento che non sopporta il rischio economico correlato all’esercizio proprio dell’attività, questo rischio grava integralmente sulla casa madre.

Si ritiene pertanto che la stabile organizzazione sia esclusivamente una mera articolazione geografica del soggetto Casa Madre, risultando quindi dipendente da essa, con la quale costituisce un unico soggetto passivo.

Tutto ciò vale a livello interno (casa madre-stabile organizzazione), a livello esterno (stabile organizzazione-terzi) la stabile organizzazione è un centro di imputazione di diritti e obblighi che assumono rilevanza agli effetti dell’IVA, in modo autonomo rispetto a quelli della casa madre e questo proprio perché la stabile organizzazione, nei rapporti con l’esterno, è dotata di soggettività passiva.

Ad esempio, si pensi all’attività di supporto contabile che la Casa Madre fa alla stabile organizzazione, tale servizio, seppur riaddebitato sulla base di un Cost Sharing Agreement, non sarà rilevante ai fini dell’imposta sul valore aggiunto.

SCAMBIO DI BENI

Diametralmente opposta è la situazione della transazione avente ad oggetto uno scambio “fisico” di beni.

Assimilazione a operazioni intracomunitarie

Nella disciplina comunitaria è prevista una specifica disposizione normativa che assoggetta ad IVA i trasferimenti di beni da uno Stato membro ad un altro Stato membro: si tratta dell’art. 21 della Direttiva CE 112 del 2006 che assimila ad un acquisto intracomunitario (lato passivo) di beni effettuato a titolo oneroso, imponibile IVA “la destinazione da parte di un soggetto passivo alle esigenze della propria impresa di un bene spedito o trasportato, dal soggetto passivo o per suo conto, a partire da un altro Stato membro all’interno del quale il bene è stato prodotto, estratto, trasformato, acquistato, acquisito ai sensi dell’art. 2, oppure importato dal soggetto passivo nell’ambito della sua impresa in quest’ultimo Stato membro”.

Mentre dal lato attivo (vendita) l’art.17 sempre della direttiva 112 CE assimila ad una cessione di beni a titolo oneroso, non imponibile IVA, “il trasferimento da parte di un soggetto passivo di un bene della sua impresa a destinazione di un altro stato membro” per trasferimento a destinazione di un altro stato membro s’intende qualsiasi spedizione o trasporto di un bene mobile materiale effettuato dal soggetto passivo fuori dal territorio dello stato in cui si trova, ma all’interno della comunità.

Quindi la movimentazione dei beni da un Paese membro ad un altro, anche in assenza di vendita, dà luogo ad operazioni intracomunitarie sia dal lato attivo (Paese di vendita) che dal lato passivo (Paese di acquisto) dove appunto va assolta la relativa imposta sul valore aggiunto (previa identificazione del soggetto ai fini IVA).

Scambi casa madre-stabile organizzazione

Riguardo i trasferimenti operati nell’ambito dello stesso soggetto passivo (casa madre-stabile organizzazione) la circolare Assonime 28.03.2002, n. 29 ha osservato “che anche tra casa madre e stabile organizzazione possono essere effettuate operazioni rilevanti ai fini Iva ma solo al verificarsi di specifici presupposti, per i quali, ai fini impositivi, non assume rilievo la intrasoggettività: così, ad esempio in caso di spostamento di beni nel territorio di un altro stato membro tra casa madre e stabile organizzazione, ossia soggetti facenti parte lo stesso gruppo”.

Quindi nonostante l’unitarietà giuridica della stabile organizzazione rispetto alla capogruppo è il trasferimento fisico (elemento materiale della transazione) dei beni da un Paese membro all’altro a comprovare l’applicazione del principio basato sull’imposizione dell’imposta sul valore aggiunto nel Paese di destinazione.