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Svizzera: no alla riforma della fiscalità d’impresa

17 feb 2017

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A deciderlo il referendum che è stato promosso dai partiti socialista, Verdi, sindacati e altre associazioni.

I cittadini svizzeri hanno bocciato la terza riforma della fiscalità delle imprese, proposta da Governo e Parlamento, per eliminare le norme fiscali divenute incompatibili con le ultime direttive internazionali. La riforma, oggetto di un referendum promosso dal Partito Socialista, Verdi, sindacati e altre associazioni, avrebbe portato ad una modifica della tassazione per le imprese, con esenzioni fiscali per lo sviluppo di brevetti e attività di ricerca, oltre ad un taglio dei tassi che i Cantoni applicano alle società attive nel Paese.

Oltre il 59% dei cittadini elvetici ha votato contro la riforma che puntava ad adeguare il sistema fiscale svizzero ai nuovi standard internazionali, specialmente per quanto riguarda i regimi speciali ideati per attirare holding, società miste e società di domicilio. In particolare, la vittoria del sì avrebbe portato alla soppressione dell’imposizione ridotta delle società con statuto speciale e a nuove misure di sgravio fiscale per promuovere innovazione e attività di ricerca e sviluppo.

Il progetto di modifica della normativa fiscale era stato approvato dal Parlamento svizzero lo scorso giugno, dopo un iter politico che è durato diversi anni e un dibattito che si è rivelato spesso molto acceso. Ad opporsi, soprattutto i partiti della sinistra, secondo cui le nuove norme fiscali avrebbero favorito le imprese a discapito dei cittadini, che sarebbero stati così costretti a pagare quanto non raccolto dalle aziende beneficiarie di ulteriori sgravi fiscali; inoltre, avrebbe provocato mancati introiti nelle casse di Confederazione, Cantoni e Comuni per 2,7 miliardi di franchi all’anno. Questi timori, nonostante i partiti della sinistra fossero in minoranza in Parlamento, hanno convinto la maggior parte dei cittadini elvetici: ad approvare la riforma sono stati solo i Cantoni di Zugo, Vaud, Ticino e Nidvaldo, mentre tutti gli altri 22 hanno votato contro, con picchi che si sono registrati a Berna, Giura e Soletta. Un risultato che ha lasciato spiazzata l’Unione europea, che aveva invitato a modificare il sistema in vigore in quanto incentiverebbe una concorrenza fiscale sleale, troppo vantaggiosa per le multinazionali.

Ora la bocciatura della riforma, che godeva dell’appoggio delle maggiori organizzazioni economiche, potrebbe ridurre l’appeal della Svizzera presso i colossi internazionali. Per il Financial Times, il voto rappresenta una sconfitta per le lobby svizzere, secondo le quali, con la cancellazione delle esenzioni speciali per le multinazionali, adesso si creerà un periodo di incertezza sulla tassazione. E proprio ieri è arrivato anche il commento del commissario europeo per gli affari economici e finanziari, Pierre Moscovici, che si è detto “deluso” per l’esito del referendum.

Il Governo dovrà, quindi, accelerare i tempi per riformulare la mozione, visto che i regimi fiscali speciali non saranno più garantiti dal 2019: tutti, infatti, concordano sul fatto di cominciare a lavorare al più presto ad una nuova versione del progetto, nonostante l’obiettivo non appare dei più semplici, considerato anche il fatto che le imprese con sede in Svizzera che attualmente beneficiano di incentivi sono 24 mila e danno lavoro a circa 150 mila persone.

La consultazione popolare non ha interessato solo il settore della fiscalità. È passata, infatti, con il 60,4% dei voti a favori la riforma che facilita l’acquisto della cittadinanza per i giovani stranieri di terza generazione: grazie alla modifica costituzionale, infatti, i nipoti di immigrati sotto i 25 anni di età avranno meno ostacoli per ottenere il passaporto elvetico. Gli altri quesiti sui quali i cittadini svizzeri sono stati chiamati ad esprimersi hanno riguardato, invece, la creazione di un fondo per le strade nazionali e il traffico di agglomerato e una serie di questioni limitate ad alcuni Cantoni.

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